Sembra ieri quando Google era una di quelle piccole realtà innovative che cercavano di ritagliarsi il loro spazio nella rete con inventiva e determinazione. Oggi è una multinazionale con un potere immenso.
Hanno saputo anticipare i tempi, hanno capito prima degli altri come l’informazione sarebbe stata più centrale nella vita di ognuno. Prima di internet la ricerca della conoscenza partiva da enciclopedie e dizionari, da volumi più o meno pesanti che risiedevano nelle librerie delle nostre stanze, ma che non sempre permettevano risposte precise ed esaurienti alle curiosità di turno. Capitava non di rado di dirigersi alla biblioteca più vicina, o più fornita per completare le ricerche.
Per i giovani di oggi invece è ovvio accendere il pc, sempre conneso alla rete, e digitare poche parole chiave per avere di ritorno sullo schermo le informazioni desiderate. Il problema al massimo è un sovraccarico delle stesse che li obbliga ad operazioni di scrematura e sintesi.
Google fu all’avanguardia da subito, un big dell’informazione. Capì all’epoca la potenzialità di internet come magazzino di informazioni e rete di collegamento alle stesse. Iniziò un’opera di indicizzazione per permettere all’utente di usufruire di questo capitale immenso. L’opera non è stata facile fin dal principio, ma oggi ne godiamo i frutti. Rispetto ai concorrenti che affollavano le proprie pagine con servizi diversi e globali, notizie, email l’azienda di Mountain View si distingueva con una pagina semplice e pulita, unica destinazione ricerca nel web.
Col tempo la fiducia degli utenti è aumentata e la quantità di dati e informazioni accumulate hanno permesso al colosso di studiare e implementare servizi nuovi presentati sempre con la stessa semplicità. Si pensi all’acquisizione di Youtube, allo strumento incredibile che è Google Maps, al Blocco Note e a Docs.
In questi giorni sto leggendo molti articoli su quotidiani e riviste che parlano di vari progetti innovativi di Google in vari stadi di avanzamento. Ne elenco alcuni:
- Knol: un servizio a metà strada fra un Wiki e una social network. Si propone come antagonista di Wikipedia e ha già fatto discutere molti per le sue modalità di funzionamento che prevedono molteplici definizioni per la stessa voce, pubblicate da autori diversi. Ciò significa che potrebbero rivelarsi contrastanti tra loro, a seconda del pensiero di ognuno. La cosa mi lascia perplesso, in quanto uno strumento del genere potrà divenire interessante per analizzare la società e le persone, i diversi modi di concepire la realtà e le cose, ma come raccoglitore di nozioni continuerei a preferire Wikipedia dove l’oggettività viene ancora considerata come parametro da inseguire. Al contrario di Wikipedia, Google Knol probabilmente sarà uno strumento che vivrà di pubblicità.
- Books: avanti di questo passo presto sarà solo un click a separarci dalla lettura delle pagine dei nostri libri preferiti. Lo scopo di Google con questa app è sempre lo stesso: migliorare l’accessibilità alle informazioni. E per farlo sta siglando una serie di accordi con le più grandi università: è notizia recente l’accordo con Oxford University. L’immediatezza e l’utilità dello strumento sono indiscutibili già ora, è possibile sperimentarlo di persona. Per molti libri è disponibile un’anteprima di alcune pagine mentre per i più vecchi, meno commerciabili o non più coperti da copyright, è possibile visualizzare l’intero volume. Sarà così per tutti gli scritti presenti nell biblioteca universitaria ad Oxford per esempio, il cui valore storico sarà, una volta digitalizzati, a disposizione di chiunque. Le altre informazioni disponibili sui volumi sono: recensioni, edizioni e link alle librerie per l’acquisto immediato.
- Palimpsest: in questo caso Google si rivolge alla comunità di scienziati. Il progetto che dovrebbe partire a breve prevede la disponibilità di oltre 200 terabyte di spazio per coloro che vogliono condividere i risultati delle proprie ricerche, contribuendo alla creazione di un database. Voci dicono che l’interfaccia sarà in stile web2.0, quindi semplice e intuitiva. Google da parte sua dovrebbe mettere a disposizione due grossi archivi di dati: quello di Hubble, le immagini del telescopio spaziale e palinsesto di Archimede, un codice molto prezioso su pergamena del decimo secolo.
Qualcuno si starà ancora domandando “ma cosa ci guadagna Google in tutto questo?”
Dalla pubblicità… Semplice!



















