Web 2.0 e 3.0, le nuove frontiere della rete delle reti fungono ormai da stimolo alla partecipazione attiva dei suoi visitatori che non solo possono fornire contenuti ma che possono utilizzare il proprio browser anche per lavorare a tutti gli effetti.
Questo grazie alla trasformazione che il software ha subito per l’utilizzo in rete, trasformazione che lo ha portato a diventare l’oggetto di questo post: il software come servizio.
Il SaaS (acronimo di software-as-a-service) è balzato agli occhi degli operatori del settore con la nascita di un ambiente Web sempre più simile a quello desktop e di nuove tecnologie per lo sviluppo (Ajax, XML, architetture multi-cliente ecc…).
E’ un nuovo paradigma del software che investe sia il lato client che il lato server e apre nuovi orizzonti, anche economici, sia per i fornitori di Information Technology che per le aziende o i privati che ne usufruiscono.
Che si parli di CRM, delle applicazioni di Google o dell’online banking, a chi utilizza questi programmi, fuori o dentro l’azienda, basta il proprio browser e una connessione veloce alla rete, niente più installazioni, manutenzione e costi aggiuntivi. Questo si traduce in grossi risparmi per le aziende e in grossi guadagni (a fronte di un investimento iniziale) per i fornitori che possono così sfruttare le economie di scala.
Fin’ora la ritrosia, soprattutto in Italia, verso il SaaS è stata dovuta al problema sicurezza. I dati, infatti, non si trovano più fisicamente negli uffici, ma vengono ospitati sui server del proprio fornitore di software e vengono accessi via rete. Si tratta, però, di un gap culturale che può essere superato se si pensa all’utilizzo di protocolli di sicurezza sempre più alti, e alla possibilità per le aziende di avere comunque i server in casa.
Ma anche il SaaS sta diventando cosa vecchia ormai (in America già da anni è diventato la consuetudine dell’outsourcing) e si sta affacciando quello che si definisce PaaS, ovvero il platform-as-a-service. Non è più il programma ad essere sfruttato come un servizio web, ma sono vere e proprie piattaforme di sviluppo che possono essere utilizzare via Internet per costruire applicazioni (partendo da semplici database) per la propria azienda o per conto terzi. Praticamente un outsourcing dello sviluppo (Force.com di Salesforce ne è uno degli esempi più conosciuti, in Italia si sta muovendo la romana Fhoster.com).
Insomma, non è più il tempo di acquistare licenze, server farm e di chiamare la manutenzione regolarmente, o di passare ore su applicazioni di sviluppo desktop. Controllate di avere una connessione sempre funzionante e il software come servizio farà per voi.
Approfondimenti sul mio blog.







September 17th, 2008 at 15:12
Grazie Riccardo per il tuo intervento di qualità. In bocca al lupo per il tuo lavoro… Riporto anche qui il tuo blog finche non ci decideremo i criteri per fare un blogroll come si deve… http://sevagram.it/saas/