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off-line is good

manifesto a3 spritzin1 150x150 off line is goodSi chiama inversione di tendenza: a metà degli anni 90, con l’esplosione casalinga di internet, il fenomeno on-line portava con se il bagaglio di critiche dettate dal giudizio frettoloso sui fruitori come gente incapace di relazionarsi. Visioni apocalittiche di una società che si sarebbe incontrata solo di fronte ad uno schermo: una società incapace del contatto fisico. Uomini destinati a esperienze solipsistiche di fronte a una macchina, donne intente a cavalcare letti di frontiera in cerca deglu ultimi esemplari di una razza umana in via d’estinzione: quell’homo socialis che era destinato a scomparire a favore del prototipo di cyborg che per protesi si ritrovava con mouse e tastiera, per panorama un 15 pollici e per gambe le rotelle della sedia.

Mai profezia fu più sbagliata: oddio… nessun catastrofismo storico, mi raccomando. Ma il fenomeno off-line ormai sta spopolando dai gruppi di business networking nati da linkedin, dalle feste di facebook. Questi homo cyborg, che ormai chiamarli homo è offensivo perchè esclude il gentil sesso, hanno fatto il passo evolutivo, quello che nella fantasia ci voleva trasformare in X-men, uomini solitari incompresi ma con superpoteri. L’evoluzione si sta compiendo: l’homo socialis è diventato un man networking, che il latino ormai non ci basta più. Da stereotipi di nerd pallidi con pizza raffreddata e birra aperta accanto al pc ad esseri sociali allo stadio più avanzato, connessi alla rete non per piaceri solipsistici ma per condividere con la cerchia più o meno ristretta di amici tutte le passioni.

Riflessione notturna questa, nata nel sonno, scritta nella prima mezz’ora di lavoro ma generata dall’incontro di ieri di VenetoIn, o SpritzIn (e qui Simone Favaro mi deve spiegare… icon smile off line is good ). Un’incontro di gente nuova, conosciuta in rete, che condivideva passioni, lavoro e tutto ciò che ci sta di mezzo nelle normali relazioni umane…

I Mostri paventati da filosofi e sociologi di metà anni 90 non si sono formati: l’uomo non è mai stato così sociale.

PS… perdonate eventuali inesattezza… il pezzo lo sto scrivendo al volo… icon smile off line is good

Qui trovate il blog ufficile di VenetoIn con alcune foto della festa

12 Responses

  1. Mariela De Marchi Says:

    Infatti, si credeva che l’informatica ci avrebbe resi aridi e invece, eccoti che aiuta a fare passi da gigante proprio nella socializzazione. Per i timidi, ad esempio, il social networking su internet contribuisce a contenere l’ansia e avere più risorse a disposizione per affrontare i rapporti con gli sconosciuti – che non sono una prerogativa della rete! Nessuno mi crede quando lo dico, ma io sono timida! E poi dopo le risate scatenate di ieri sera farai ancora più fatica a crederci…
    Il sito di cui parlavamo ieri, sulla trasmissione dalla casa ecologica, è questo:
    http://www.humannetworkliveeffect.it/
    La diretta riprende alle 14 e va avanti fino alle 22, ci vediamo!

  2. Mattia Says:

    ieri sera mi sono ritirato troppo presto dallo spritzin, e a quanto pare mi son perso spunti filosofici, ma interessanti.
    Questa mattina sono ancora troppo assonnato per capire bene quello che sto leggendo.
    Un pezzo dove per ben due volte compare la parola “solipsistico”. Devo andare a cercare il suo significato. ;-)
    Alla prossima amici di VenetoIn!

  3. Ugo Guidolin Says:

    Ma non c’è nulla di più solipsistico o egocentrico di una rete sociale… Tutto ruota attorno alla propria persona: ci occupiamo di trasferire noi stessi sulla rete più che ospitare, di parlare più che di ascoltare. Il vostro caso non fa testo, purtroppo! Voi siete a Padova, dove c’è un certo humus fertile che ruota attorno a tradizioni goliardiche già “storicamente” consolidate come lo spritz del mercoledì. Lo stesso humus che ha fatto la fortuna anche dei Flashmob. Avreste ottenuto gli stessi risultati anche senza Internet. La realtà è che lo stesso utilizzo della scrittura rimediata all’interno delle nostre comunicazioni in rete tradisce il solipsismo dell’azione comunicativa: la scrittura è già di per sè solipsitica, ma qui l’applichiamo a una comunicazione interpersonale contenuta dentro spazi di contradditorio e confronto differiti e mediati soprattutto da un meta-pensiero che ci astrae dal confronto diretto e di conseguenza riveicola la riflessione al di fuori dei nostri spazi di consapevolezza. Un esempio lampante è lo “stato” (Facebook o Twitter): che sto facendo? Esigerebbe una risposta molto consapevole e presente del “qui” e dell’”ora”. Se un amico ve lo chiede al telefono, immagino che non gli rispondete: “Ascolto il silenzio di una notte di pioggia…”, questa è poesia! Gli dite piuttosto : “Son qui a casa”. La descrizione dello stato, il chiaccherare in digitale, è sempre qualcosa che ci astrae, ci porta a raccontare un istante ineluttabilmente transitorio come se dovesse rimanere miticamente eterno, frutto di una realtà che si specchia nella nostra dimensione interiore. Ma questa, come ho detto è poesia e la poesia, come l’arte, come il chiaccherare su Internet, è solipsistica.

  4. franky Says:

    Grazie ugo per il sostanzioso commento.
    solo un paio di osservazioni: la prima banale è che i gruppi In sono nati a milano con MilanIn e padova in questo caso arriva addirittura terza dopo florenceIn, la seconda osservazione va a toccare quel filosofico di cui parlava mattia.
    non Posso accettare la poesia come solipsismo, nemmeno nella sua foma più pure. Il social network non è rimediazione di un solipsismo ma di una ricerca dell’altro. E per rimediazione non sono di certo io a spiegarti che cosa intendo: l’attesa di una lettera d’amore 300 anni fa era poesia vissuta nell’intimo dalla persona, ma era la barriera spazio tempo a modificarsi e rendere relazione quella lettera. Mi spiego: il mio stao su facebook è “Francesco sta guardando le stelle in attesa della notte che scende”. è vero che al telefono se mi chiedi come sto non ti rispondo la stessa cosa, ma stiamo aprlando di media differenti. Facebook in tutta la sua potenziale immediatezza telefonica resta più vicino al concetto di lettera d’amore del 700. Annullo lo spazio in quanto se vengo a visitare la tua pagina è perchè voglio vedere che combini te e se commento il tuo stato commento come se fossi con te nello spazio milanese ma non annullo la distanza temporale e l’imprevisto del non sapere il momento in cui la lettera ti viene consegnata o te leggi il mio stato.
    sia che sia un dare che un ricevere ilsocial network porta in se le caratteristiche dell’incontro che supera il concetto di spazio ma non quello di tempo.
    ed è questo che lo distingue dalla chat o dalla telefonata immediata. il web (e non sto parlando di 2.0) ha rivoluzionato il concetto di spazio ma non è ancora riuscito a modificare il concetto di tempo. Abbiamo imparato a scrivere digitando dei tasti ma non a fruire lo scritto con la quotidianità del parlato per questo non posso condividere la tua visione di un web solipsistico. se così fosse la macchina fisica altro non sarebbe che un palliativo della nostra socialità e l’incontro stesso sarebbe falso. Il mios crivere ora è un far valere idee personali, il pubblicarlo è un condividere con altri, il tuo leggerlo domani o tra 5 mesi è un condividere questo frame, questo spazio in una dimensione temporale lontana ma nello stesso spazio. hai ragione, i social network sono forse la nostra poesia, la poesia 2000. ma la poesia è tale solo se qualcuno la ascolta, si commuove o la deride: che il mezzo sia una tastiera e qualche migliaio di bit o una pergamena nulla cambia. quando leggo i sepolcri di alfieri sento il tempo che con sue fredde ali ha spazzato fin le rovine: lo sento, sono lì con lui e lo sento perchè dopo le rovine solo il canto ci rimane che è l’unica cosa che ho tra le mani. il mio stato su facebook non sono i sepolcri di Alfieri, i tempi si sono abbreviati e uno stao di 5 giorni è già avariato, ma leggere che te hai mangiato quel ben di dio che hai postato dal cellulare quest’estate mi ha lasciato almeno il gusto di immaginarmi, quando te ormai avevi digerito, un piatto simile…e provare una qual certa dose di invidia :)

  5. Enrico Bortolami Says:

    Io credo ragazzi che abbiamo un po’ perso di vista il buon senso con cui facebook ed i vari social network vadano usati.
    Se da una parte è innegabile che sotto un certo punto di vista, viene a mancare il resoconto immediato del nostro stato d’animo (e neanche sempre a dire il vero), dall’altra è bellissimo vedere come, a distanza magari di parecchi anni, ci si ritrovi a contattare amici che per mille motivi si erano persi nel tempo… Inutile sottolineare che resta a discrezione dell’utente finale decidere fino a che punto rimanere dietro ai 15 pollici.
    Del resto, quando fu inventato e diffuso il telefono, immagino quante persone lo additarono come una “scusa” per non vedersi o per non dirsi quello che c’era da dirsi in faccia.. Ora si teme una “scusa” per non sentirsi più al telefono?

  6. Ugo Guidolin Says:

    Preciso un attimo il mio punto di vista. Non ho voluto generare alcun confronto tra due media che considero infinitamente diversi come il telefono e il social network e, peraltro, il secondo non è nemmeno rimediazione del primo. L’esempio che ho riportato voleva proprio sottolineare ila loro diversità in termini di rapporto cognitivo che abbiamo in ambito sociale. Il telefono, in quanto medium bidirezionale, orizzontale e contingente – in quanto medium che si rapporta al presente in unità di tempo e spazio – è protesi estroflessa, ossia tende a concentrare la nostra attenzione su ciò che il nostro interlocutore dice per poter controbbattere, intervenire o addirittura interrompere, perchè ci consente di intervenire sul messaggio in tempo reale, modificandolo o mediandolo. Facebook è, invece, rimediazione della scrittura e si traduce sostanzialmente in una grande bacheca di pizzini, di messaggi eterocliti, sostanzialmente personali e autoreferenziali perchè scollegati da un collegamento temporale e, quindi, introflessi, frutto di una speculazione interiore che traduce gli istanti in somme poetiche, allegoriche, metaforiche, umoristiche che proiettino il nostro messaggio agli altri in uno stato più rilevante e interessante di un banale “sono al lavoro” o “vado a letto”. E’ il tentativo di mitizzare l’istante presente per tradurlo anche nel futuro. Facebook è come le grotte di Altamira dove l’uomo del neolitico propizia la caccia disegnando la cattura di un bisonte, nel tentativo di rendere reale ciò che ancora non ha compiuto, ma che è traduzione del senso della sua giornata e lo vuole trasmettere agli altri. Ma, come la scrittura, rimane un dialogo senza interlocutori: ogni messaggio e ogni risposta è un pizzino che viene riletto all’interno di una mappa speculativa interiore, personale e individuale e la tua comunicazione scritta digitando sulla tastiera rimane un’attività solitaria, perchè lo scrivere implica cmq un uscire dallo spazio e dal tempo reali per immergersi in quelli interiori che non sono quelli di Facebook o di Internet. Cmq sia, non voglio essere negativo, voglio solo dire che “macchine” come Facebook aiutano di più a conoscere sè stessi che non gli altri. In ogni caso, come dice il grande Gustav: “L’incontro di due personalità è come il contatto di due elementi chimici; se c’è una reazione entrambi vengono trasformati”. Bisognerebbe capire quanto riesce a trasformarci un incontro in Facebook…

  7. VenetoIN dispiega le ali « Veneto-IN Says:

    [...] questo proposito c’e’ il bell’articolo di Francesco Candian, che ci ricorda con parole diverse che internet se lo sono preso le persone. Anzi giustamente [...]

  8. gino Says:

    Bello quello che hai detto! Ti ho ripreso nel mio blog e quindi su quello di VenetoIN.
    Ciao. Gino

  9. Nicola Says:

    Bella discussione e bel post,ma se Francesco è riuscito a scrivere questo è solo merito della Slalom da mezzo. ; )

  10. Mariela De Marchi Says:

    Ahhh, la Slalom!
    Bella discussione, infatti.

  11. Spritz-In! « Exploradora Says:

    [...] membri di Veneto-In. Non mi soffermo ora a parlarne, perché altri hanno già provveduto in modo egregio. Aggiungo solo che è stato un piacere incontrare dal vivo alcune persone che conoscevo già dal [...]

  12. Franky Says:

    credo sia giusto ringraziare tutti coloro che hanno lasciato un commento e animato la discussione per questo post post spritIn reloaded :)
    grazie anche ai vari trackback ricevuti
    a presto
    WebEpoque team

    Ovviamente continuate pure a chiaccherare che il discorso a me interessa e non poco.. :)

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