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	<title>Comments on: off-line is good</title>
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	<description>Pillole 2.0 - Come internet sta cambiando il nostro stile di vita</description>
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		<title>By: Franky</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1439</link>
		<dc:creator>Franky</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 19:08:33 +0000</pubDate>
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		<description>credo sia giusto ringraziare tutti coloro che hanno lasciato un commento e animato la discussione per questo post post spritIn reloaded :)
grazie anche ai vari trackback ricevuti
a presto
WebEpoque team

Ovviamente continuate pure a chiaccherare che il discorso a me interessa e non poco.. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>credo sia giusto ringraziare tutti coloro che hanno lasciato un commento e animato la discussione per questo post post spritIn reloaded <img src='http://www.webepoque.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
grazie anche ai vari trackback ricevuti<br />
a presto<br />
WebEpoque team</p>
<p>Ovviamente continuate pure a chiaccherare che il discorso a me interessa e non poco.. <img src='http://www.webepoque.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Spritz-In! &#171; Exploradora</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1433</link>
		<dc:creator>Spritz-In! &#171; Exploradora</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 14:42:46 +0000</pubDate>
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		<description>[...] membri di Veneto-In. Non mi soffermo ora a parlarne, perché altri hanno già provveduto in modo egregio. Aggiungo solo che è stato un piacere incontrare dal vivo alcune persone che conoscevo già dal [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] membri di Veneto-In. Non mi soffermo ora a parlarne, perché altri hanno già provveduto in modo egregio. Aggiungo solo che è stato un piacere incontrare dal vivo alcune persone che conoscevo già dal [...]</p>
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		<title>By: Mariela De Marchi</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1431</link>
		<dc:creator>Mariela De Marchi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 14:02:32 +0000</pubDate>
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		<description>Ahhh, la Slalom!
Bella discussione, infatti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ahhh, la Slalom!<br />
Bella discussione, infatti.</p>
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		<title>By: Nicola</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1428</link>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 12:26:24 +0000</pubDate>
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		<description>Bella discussione e bel post,ma se Francesco è riuscito a scrivere questo è solo merito della Slalom da mezzo. ; )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bella discussione e bel post,ma se Francesco è riuscito a scrivere questo è solo merito della Slalom da mezzo. ; )</p>
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		<title>By: gino</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1427</link>
		<dc:creator>gino</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 12:01:54 +0000</pubDate>
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		<description>Bello quello che hai detto! Ti ho ripreso nel mio blog e quindi su quello di VenetoIN.
Ciao. Gino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bello quello che hai detto! Ti ho ripreso nel mio blog e quindi su quello di VenetoIN.<br />
Ciao. Gino</p>
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		<title>By: VenetoIN dispiega le ali &#171; Veneto-IN</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1426</link>
		<dc:creator>VenetoIN dispiega le ali &#171; Veneto-IN</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 11:32:05 +0000</pubDate>
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		<description>[...] questo proposito c&#8217;e&#8217; il bell&#8217;articolo di Francesco Candian, che ci ricorda con parole diverse che internet se lo sono preso le persone. Anzi giustamente [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] questo proposito c&#8217;e&#8217; il bell&#8217;articolo di Francesco Candian, che ci ricorda con parole diverse che internet se lo sono preso le persone. Anzi giustamente [...]</p>
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		<title>By: Ugo Guidolin</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1413</link>
		<dc:creator>Ugo Guidolin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 23:21:16 +0000</pubDate>
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		<description>Preciso un attimo il mio punto di vista. Non ho voluto generare alcun confronto tra due media che considero infinitamente diversi come il telefono e il social network e, peraltro, il secondo non è nemmeno rimediazione del primo. L&#039;esempio che ho riportato voleva proprio sottolineare ila loro diversità in termini di rapporto cognitivo che abbiamo in ambito sociale. Il telefono, in quanto medium bidirezionale, orizzontale e contingente - in quanto medium che si rapporta al presente in unità di tempo e spazio - è protesi estroflessa, ossia tende a concentrare la nostra attenzione su ciò che il nostro interlocutore dice per poter controbbattere, intervenire o addirittura interrompere, perchè ci consente di intervenire sul messaggio in tempo reale, modificandolo o mediandolo. Facebook è, invece, rimediazione della scrittura e si traduce sostanzialmente in una grande bacheca di pizzini, di messaggi eterocliti, sostanzialmente personali e autoreferenziali perchè scollegati da un collegamento temporale e, quindi, introflessi, frutto di una speculazione interiore che traduce gli istanti in somme poetiche, allegoriche, metaforiche, umoristiche che proiettino il nostro messaggio agli altri in uno stato più rilevante e interessante di un banale &quot;sono al lavoro&quot; o &quot;vado a letto&quot;. E&#039; il tentativo di mitizzare l&#039;istante presente per tradurlo anche nel futuro. Facebook è come le grotte di Altamira dove l&#039;uomo del neolitico propizia la caccia disegnando la cattura di un bisonte, nel tentativo di rendere reale ciò che ancora non ha compiuto, ma che è traduzione del senso della sua giornata e lo vuole trasmettere agli altri. Ma, come la scrittura, rimane un dialogo senza interlocutori: ogni messaggio e ogni risposta è un pizzino che viene riletto all&#039;interno di una mappa speculativa interiore, personale e individuale e la tua comunicazione scritta digitando sulla tastiera rimane un&#039;attività solitaria, perchè lo scrivere implica cmq un uscire dallo spazio e dal tempo reali per immergersi in quelli interiori che non sono quelli di Facebook o di Internet. Cmq sia, non voglio essere negativo, voglio solo dire che &quot;macchine&quot; come Facebook aiutano di più a conoscere sè stessi che non gli altri. In ogni caso, come dice il grande Gustav: &quot;L&#039;incontro di due personalità è come il contatto di due elementi chimici; se c&#039;è una reazione entrambi vengono trasformati&quot;. Bisognerebbe capire quanto riesce a trasformarci un incontro in Facebook...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Preciso un attimo il mio punto di vista. Non ho voluto generare alcun confronto tra due media che considero infinitamente diversi come il telefono e il social network e, peraltro, il secondo non è nemmeno rimediazione del primo. L&#8217;esempio che ho riportato voleva proprio sottolineare ila loro diversità in termini di rapporto cognitivo che abbiamo in ambito sociale. Il telefono, in quanto medium bidirezionale, orizzontale e contingente &#8211; in quanto medium che si rapporta al presente in unità di tempo e spazio &#8211; è protesi estroflessa, ossia tende a concentrare la nostra attenzione su ciò che il nostro interlocutore dice per poter controbbattere, intervenire o addirittura interrompere, perchè ci consente di intervenire sul messaggio in tempo reale, modificandolo o mediandolo. Facebook è, invece, rimediazione della scrittura e si traduce sostanzialmente in una grande bacheca di pizzini, di messaggi eterocliti, sostanzialmente personali e autoreferenziali perchè scollegati da un collegamento temporale e, quindi, introflessi, frutto di una speculazione interiore che traduce gli istanti in somme poetiche, allegoriche, metaforiche, umoristiche che proiettino il nostro messaggio agli altri in uno stato più rilevante e interessante di un banale &#8220;sono al lavoro&#8221; o &#8220;vado a letto&#8221;. E&#8217; il tentativo di mitizzare l&#8217;istante presente per tradurlo anche nel futuro. Facebook è come le grotte di Altamira dove l&#8217;uomo del neolitico propizia la caccia disegnando la cattura di un bisonte, nel tentativo di rendere reale ciò che ancora non ha compiuto, ma che è traduzione del senso della sua giornata e lo vuole trasmettere agli altri. Ma, come la scrittura, rimane un dialogo senza interlocutori: ogni messaggio e ogni risposta è un pizzino che viene riletto all&#8217;interno di una mappa speculativa interiore, personale e individuale e la tua comunicazione scritta digitando sulla tastiera rimane un&#8217;attività solitaria, perchè lo scrivere implica cmq un uscire dallo spazio e dal tempo reali per immergersi in quelli interiori che non sono quelli di Facebook o di Internet. Cmq sia, non voglio essere negativo, voglio solo dire che &#8220;macchine&#8221; come Facebook aiutano di più a conoscere sè stessi che non gli altri. In ogni caso, come dice il grande Gustav: &#8220;L&#8217;incontro di due personalità è come il contatto di due elementi chimici; se c&#8217;è una reazione entrambi vengono trasformati&#8221;. Bisognerebbe capire quanto riesce a trasformarci un incontro in Facebook&#8230;</p>
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		<title>By: Enrico Bortolami</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1410</link>
		<dc:creator>Enrico Bortolami</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 21:33:49 +0000</pubDate>
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		<description>Io credo ragazzi che abbiamo un po&#039; perso di vista il buon senso con cui facebook ed i vari social network vadano usati. 
Se da una parte è innegabile che sotto un certo punto di vista, viene a mancare il resoconto immediato del nostro stato d&#039;animo (e neanche sempre a dire il vero), dall&#039;altra è bellissimo vedere come, a distanza magari di parecchi anni, ci si ritrovi a contattare amici che per mille motivi si erano persi nel tempo... Inutile sottolineare che resta a discrezione dell&#039;utente finale decidere fino a che punto rimanere dietro ai 15 pollici.
Del resto, quando fu inventato e diffuso il telefono, immagino quante persone lo additarono come una &quot;scusa&quot; per non vedersi o per non dirsi quello che c&#039;era da dirsi in faccia.. Ora si teme una &quot;scusa&quot; per non sentirsi più al telefono?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo ragazzi che abbiamo un po&#8217; perso di vista il buon senso con cui facebook ed i vari social network vadano usati.<br />
Se da una parte è innegabile che sotto un certo punto di vista, viene a mancare il resoconto immediato del nostro stato d&#8217;animo (e neanche sempre a dire il vero), dall&#8217;altra è bellissimo vedere come, a distanza magari di parecchi anni, ci si ritrovi a contattare amici che per mille motivi si erano persi nel tempo&#8230; Inutile sottolineare che resta a discrezione dell&#8217;utente finale decidere fino a che punto rimanere dietro ai 15 pollici.<br />
Del resto, quando fu inventato e diffuso il telefono, immagino quante persone lo additarono come una &#8220;scusa&#8221; per non vedersi o per non dirsi quello che c&#8217;era da dirsi in faccia.. Ora si teme una &#8220;scusa&#8221; per non sentirsi più al telefono?</p>
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	<item>
		<title>By: franky</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1406</link>
		<dc:creator>franky</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 19:01:12 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie ugo per il sostanzioso commento.
solo un paio di osservazioni: la prima banale è che i gruppi In sono nati a milano con MilanIn e padova in questo caso arriva addirittura terza dopo florenceIn, la seconda osservazione va a toccare quel filosofico di cui parlava mattia.
non Posso accettare la poesia come solipsismo, nemmeno nella sua foma più pure. Il social network non è rimediazione di un solipsismo ma di una ricerca dell&#039;altro. E per rimediazione non sono di certo io a spiegarti che cosa intendo: l&#039;attesa di una lettera d&#039;amore 300 anni fa era poesia vissuta nell&#039;intimo dalla persona, ma era la barriera spazio tempo a modificarsi e rendere relazione quella lettera. Mi spiego: il mio stao su facebook è &quot;Francesco sta guardando le stelle in attesa della notte che scende&quot;. è vero che al telefono se mi chiedi come sto non ti rispondo la stessa cosa, ma stiamo aprlando di media differenti. Facebook in tutta la sua potenziale immediatezza telefonica resta più vicino al concetto di lettera d&#039;amore del 700. Annullo lo spazio in quanto se vengo a visitare la tua pagina è perchè voglio vedere che combini te e se commento il tuo stato commento come se fossi con te nello spazio milanese ma non annullo la distanza temporale e l&#039;imprevisto del non sapere il momento in cui la lettera ti viene consegnata o te leggi il mio stato.
sia che sia un dare che un ricevere ilsocial network porta in se le caratteristiche dell&#039;incontro che supera il concetto di spazio ma non quello di tempo.
ed è questo che lo distingue dalla chat o dalla telefonata immediata. il web (e non sto parlando di 2.0) ha rivoluzionato il concetto di spazio ma non è ancora riuscito a modificare il concetto di tempo. Abbiamo imparato a scrivere digitando dei tasti ma non a fruire lo scritto con la quotidianità del parlato per questo non posso condividere la tua visione di un web solipsistico. se così fosse la macchina fisica altro non sarebbe che un palliativo della nostra socialità e l&#039;incontro stesso sarebbe falso. Il mios crivere ora è un far valere idee personali, il pubblicarlo è un condividere con altri, il tuo leggerlo domani o tra 5 mesi è un condividere questo frame, questo spazio in una dimensione temporale lontana ma nello stesso spazio. hai ragione, i social network sono forse la nostra poesia, la poesia 2000. ma la poesia è tale solo se qualcuno la ascolta, si commuove o la deride: che il mezzo sia una tastiera e qualche migliaio di bit o una pergamena nulla cambia. quando leggo i sepolcri di alfieri sento il tempo che con sue fredde ali ha spazzato fin le rovine: lo sento, sono lì con lui e lo sento perchè dopo le rovine solo il canto ci rimane che è l&#039;unica cosa che ho tra le mani. il mio stato su facebook non sono i sepolcri di Alfieri, i tempi si sono abbreviati e uno stao di 5 giorni è già avariato, ma leggere che te hai mangiato quel ben di dio che hai postato dal cellulare quest&#039;estate mi ha lasciato almeno il gusto di immaginarmi, quando te ormai avevi digerito, un piatto simile...e provare una qual certa dose di invidia :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ugo per il sostanzioso commento.<br />
solo un paio di osservazioni: la prima banale è che i gruppi In sono nati a milano con MilanIn e padova in questo caso arriva addirittura terza dopo florenceIn, la seconda osservazione va a toccare quel filosofico di cui parlava mattia.<br />
non Posso accettare la poesia come solipsismo, nemmeno nella sua foma più pure. Il social network non è rimediazione di un solipsismo ma di una ricerca dell&#8217;altro. E per rimediazione non sono di certo io a spiegarti che cosa intendo: l&#8217;attesa di una lettera d&#8217;amore 300 anni fa era poesia vissuta nell&#8217;intimo dalla persona, ma era la barriera spazio tempo a modificarsi e rendere relazione quella lettera. Mi spiego: il mio stao su facebook è &#8220;Francesco sta guardando le stelle in attesa della notte che scende&#8221;. è vero che al telefono se mi chiedi come sto non ti rispondo la stessa cosa, ma stiamo aprlando di media differenti. Facebook in tutta la sua potenziale immediatezza telefonica resta più vicino al concetto di lettera d&#8217;amore del 700. Annullo lo spazio in quanto se vengo a visitare la tua pagina è perchè voglio vedere che combini te e se commento il tuo stato commento come se fossi con te nello spazio milanese ma non annullo la distanza temporale e l&#8217;imprevisto del non sapere il momento in cui la lettera ti viene consegnata o te leggi il mio stato.<br />
sia che sia un dare che un ricevere ilsocial network porta in se le caratteristiche dell&#8217;incontro che supera il concetto di spazio ma non quello di tempo.<br />
ed è questo che lo distingue dalla chat o dalla telefonata immediata. il web (e non sto parlando di 2.0) ha rivoluzionato il concetto di spazio ma non è ancora riuscito a modificare il concetto di tempo. Abbiamo imparato a scrivere digitando dei tasti ma non a fruire lo scritto con la quotidianità del parlato per questo non posso condividere la tua visione di un web solipsistico. se così fosse la macchina fisica altro non sarebbe che un palliativo della nostra socialità e l&#8217;incontro stesso sarebbe falso. Il mios crivere ora è un far valere idee personali, il pubblicarlo è un condividere con altri, il tuo leggerlo domani o tra 5 mesi è un condividere questo frame, questo spazio in una dimensione temporale lontana ma nello stesso spazio. hai ragione, i social network sono forse la nostra poesia, la poesia 2000. ma la poesia è tale solo se qualcuno la ascolta, si commuove o la deride: che il mezzo sia una tastiera e qualche migliaio di bit o una pergamena nulla cambia. quando leggo i sepolcri di alfieri sento il tempo che con sue fredde ali ha spazzato fin le rovine: lo sento, sono lì con lui e lo sento perchè dopo le rovine solo il canto ci rimane che è l&#8217;unica cosa che ho tra le mani. il mio stato su facebook non sono i sepolcri di Alfieri, i tempi si sono abbreviati e uno stao di 5 giorni è già avariato, ma leggere che te hai mangiato quel ben di dio che hai postato dal cellulare quest&#8217;estate mi ha lasciato almeno il gusto di immaginarmi, quando te ormai avevi digerito, un piatto simile&#8230;e provare una qual certa dose di invidia <img src='http://www.webepoque.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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	<item>
		<title>By: Ugo Guidolin</title>
		<link>http://www.webepoque.it/2008/09/23/off-line-is-good/comment-page-1/#comment-1399</link>
		<dc:creator>Ugo Guidolin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 13:19:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webepoque.it/?p=312#comment-1399</guid>
		<description>Ma non c&#039;è nulla di più solipsistico o egocentrico di una rete sociale... Tutto ruota attorno alla propria persona: ci occupiamo di trasferire noi stessi sulla rete più che ospitare, di parlare più che di ascoltare. Il vostro caso non fa testo, purtroppo! Voi siete a Padova, dove c&#039;è un certo humus fertile che ruota attorno a tradizioni goliardiche già &quot;storicamente&quot; consolidate come lo spritz del mercoledì. Lo stesso humus che ha fatto la fortuna anche dei Flashmob. Avreste ottenuto gli stessi risultati anche senza Internet. La realtà è che lo stesso utilizzo della scrittura rimediata all&#039;interno delle nostre comunicazioni in rete tradisce il solipsismo dell&#039;azione comunicativa: la scrittura è già di per sè solipsitica, ma qui l&#039;applichiamo a una comunicazione interpersonale contenuta dentro spazi di contradditorio e confronto differiti e mediati soprattutto da un meta-pensiero che ci astrae dal confronto diretto e di conseguenza riveicola la riflessione al di fuori dei nostri spazi di consapevolezza. Un esempio lampante è lo &quot;stato&quot; (Facebook o Twitter): che sto facendo? Esigerebbe una risposta molto consapevole e presente del &quot;qui&quot; e dell&#039;&quot;ora&quot;. Se un amico ve lo chiede al telefono, immagino che non gli rispondete: &quot;Ascolto il silenzio di una notte di pioggia...&quot;, questa è poesia! Gli dite piuttosto : &quot;Son qui a casa&quot;. La descrizione dello stato, il chiaccherare in digitale, è sempre qualcosa che ci astrae, ci porta a raccontare un istante ineluttabilmente transitorio come se dovesse rimanere miticamente eterno, frutto di una realtà che si specchia nella nostra dimensione interiore. Ma questa, come ho detto è poesia e la poesia, come l&#039;arte, come il chiaccherare su Internet, è solipsistica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma non c&#8217;è nulla di più solipsistico o egocentrico di una rete sociale&#8230; Tutto ruota attorno alla propria persona: ci occupiamo di trasferire noi stessi sulla rete più che ospitare, di parlare più che di ascoltare. Il vostro caso non fa testo, purtroppo! Voi siete a Padova, dove c&#8217;è un certo humus fertile che ruota attorno a tradizioni goliardiche già &#8220;storicamente&#8221; consolidate come lo spritz del mercoledì. Lo stesso humus che ha fatto la fortuna anche dei Flashmob. Avreste ottenuto gli stessi risultati anche senza Internet. La realtà è che lo stesso utilizzo della scrittura rimediata all&#8217;interno delle nostre comunicazioni in rete tradisce il solipsismo dell&#8217;azione comunicativa: la scrittura è già di per sè solipsitica, ma qui l&#8217;applichiamo a una comunicazione interpersonale contenuta dentro spazi di contradditorio e confronto differiti e mediati soprattutto da un meta-pensiero che ci astrae dal confronto diretto e di conseguenza riveicola la riflessione al di fuori dei nostri spazi di consapevolezza. Un esempio lampante è lo &#8220;stato&#8221; (Facebook o Twitter): che sto facendo? Esigerebbe una risposta molto consapevole e presente del &#8220;qui&#8221; e dell&#8217;&#8221;ora&#8221;. Se un amico ve lo chiede al telefono, immagino che non gli rispondete: &#8220;Ascolto il silenzio di una notte di pioggia&#8230;&#8221;, questa è poesia! Gli dite piuttosto : &#8220;Son qui a casa&#8221;. La descrizione dello stato, il chiaccherare in digitale, è sempre qualcosa che ci astrae, ci porta a raccontare un istante ineluttabilmente transitorio come se dovesse rimanere miticamente eterno, frutto di una realtà che si specchia nella nostra dimensione interiore. Ma questa, come ho detto è poesia e la poesia, come l&#8217;arte, come il chiaccherare su Internet, è solipsistica.</p>
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