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HackMeeting 2009: alcune considerazioni

lan2 HackMeeting 2009: alcune considerazioni

Lo scorso fine settimana sono stato a Milano, precisamente a Rho, presso il centro sociale SOSFornace: l’occasione era l’HackMeeting 2009, il decimo HackMeeting della storia italiana.

A causa dei ritmi frenetici in cui si inseriscono queste convention totalmente estranee al politically correct (per natura ovviamente) diciamo che ho dovuto riflettere un paio di giorni sull’esperienza in se e posso ben dire che, dopo due giorni, la riflessione rischia di non essere ancora a mente totalmente fredda.

La domanda fondamentale a cui cercavo una risposta era principalmente una: il sottobosco, l’underground informatico italiano che fino a pochi anni fa ha cavalcato con onore e valore la questione della libertà informatica legata ai sistemi operativi, al software libero, alla libertà di pensiero, al non sottostare a imposizioni delle multinazionali dell’hardware che vedono il tuo pc obsoleto un mese dopo l’acquisto e che ancora fa tutto ciò con grande valore e con grande iniziativa, si pone il problema successivo? La questione della rete e di quello che ad oggi si chiama web 2.0? Accoglie, rifiuta o media gli spazi sociali in rete?

Con stupore e piacere ho potuto notare che non ero l’unico a sentire forte quest’interrogativo ma in molti l’hanno sollevato chiedendosi che cosa si può fare nella rete e come vivere la rete. Tra le osservazioni maggiori il fatto che tutti i gruppi di protesta all’italiana (i vari movimenti come l’onda studentesca, No Dal Molin, No Tav etc etc…) abbiano saputo utilizzare e creare comunicazione con strumenti della rete e nella rete senza il minimo ausilio attivo della comunità hacker italiana e locale in grado di mettere a disposizione, vista le competenze e la strumentazione tecnica a disposizione, tutti gli strumenti di cui avevano bisogno.

E se la prima questione era legata ad un mea culpa per non aver partecipato attivamente alla creazione di strumenti e all’ausilio per questi gruppi di protesta (ebbene si, in molti casi funziona il vecchio modo di pensare del protesta sempre e comunque che un buon motivo ci sta…), la seconda questione era il come poter partecipare attivamente all’interno del web 2.0 senza toccare i sacrosanti valori della filosofia hacker. Nessun stupore se alla banale domanda “quanti non hanno un account su facebook?” le mani alzate erano numerose e misurabli a colpo d’occhio parlando praticamente della quasi totalità delle persone presenti. La risposta? Il web2.0 è fuffa. È fuffa perchè si dimentica del concetto di privacy (approvo!), è fuffa perchè sempre più sta preparando pacchetti preconfezionati e funzionanti non dando la possibilità alla gente di imparare (approvo al 50%), è fuffa perchè la gente così facendo passa metà del suo tempo davanti al computer per cazzeggiare (non approvo!).

Ecco allora, che a detta mia personale, siamo di fronte ad un gruppo, numeroso, che potrebbe veramente portare una ventata di novità, una bufera di novità nella rete viste le competenze di cui dispongono, ma che in nome di una fedeltà “bigotta” (passatemi il termine nella sua accezione non-offensiva), perde giorno dopo giorno una miriade di opportunità e possibilità. Una fedeltà che rischia di trasformare i suoi partecipanti non in gruppo attivo e aperto ma in un’elite: un’elite di super geni probabilmente non in grado, a parere mio, di poter sopravvivere e diffondersi se non prendono consapevolezza che tutto si evolve, che la rete si sta evolvendo e tutti, anche l’hacker, deve ragionare e conoscere attivamente prima di giudicare questo mondo in perenne evoluzione.

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