Il web è qualcosa in continua evoluzione. Anche la fase di crisi che stiamo attraversando favorisce dei cambiamenti rapidi e decisi. E’ la storia che insegna come i momenti difficili siano suggeritori di cambiamento. Una sorta di scossa, un iniezione una spinta a cambiare punto di vista, a innovare favorendo la creatività.
Si parla in continuazione di web2.0 ed effettivamente stiamo sperimentando nuovi approcci e nuove strategie che vedono la loro applicazione già oggi nel web in fenomeni di massa. Informalità e condivisione nella rete sono fattori alla base del successo. Facebook che ti fa ritrovare gli amici, ma ti fa pure condividere conoscenza e discutere con loro. Google che ti mette le informazioni a portata di clic.
La rete che diventa, giorno dopo giorno sempre più, quello strumento che estende il nostro potenziale sociale. E che connette le situazioni al territorio (ma questo è un altro discorso).
Prima la nostra rete di contatti era limitata, incontravamo persone diverse in situazioni diverse e spesso la nostra possibilità di approfondire la loro conoscenza, di scoprire interessi comuni, di collocarle precisamente in un contesto geo-sociale era impossibile. Oggi grazie alla rete le relazioni continuano anche dopo l’incontro faccia a faccia, senza limiti di spazio / tempo. E lo scambio di informazioni è più libero, e completo. E ciò che viene pubblicato rimane lì, disponibile alla consultazione, a meno che l’utente non decida diversamente. Faccio nuove conoscenze, e nei social networks ritrovo il profilo costruito anche nelle fasi precedenti. Posso scoprire le foto caricate ieri e i commenti dell’altro ieri.
Spesso si naviga su Facebook solo per soddisfare la curiosità su questo o quell’amico. Alla ricerca delle immagini o dei dettagli recenti e passati che lo riguardano… Rispetto al passato è molto più facile lasciare tracce, e risalire alla storia delle persone, specie di quelle che abitualmente sono in rete. Con i pro e i contro che ne derivano, visibilità e privacy.
Un tempo l’utente era soprattutto un avatar, una creatura di fantasia e uno scudo dietro cui si celava chissà chi. Oggi l’utente è una raffigurazione iper-reale di chi lo governa, un racconto che si fa di se stessi. E’ tanto più è trasaparente più sarà funzionale, perchè quanto più gli amici reali lo riconosceranno tanto più porteranno avanti la relazione con lui e gli daranno credibilità. Oggi essere in rete vuol dire inevitabilmente lasciare una traccia di sè, condita dal flusso di informazioni: il cosiddetto lifestreming
Nel Web2.0 non si può semplicemente apparire, bisogna essere.
Ecco allora il proliferare di strumenti per il lifestraming, per la creazione dell’ecosistema del singolo in un’ecosistema più vasto, nel territorio.
centrato sulle persone, sulle loro passioni, gli amici e le esperienze di svago. Non a caso nasce per irtrovare gli amici dell’Università, di quel periodo così spensierato e così emotivamente coinvolgente.
centrato sull’identità. Favorisce la creazione di una rete, dove gli scambi avvengono in formato micro(blogging). Unisce la concretezza e la velocità di un sms, alla potenzialità di un social network. Sono pillole dirette. Strumento di informazione e di comunicazione. Trasversale a tutti quelli raccontati. Un mix vincente. Il breve messaggio spesso viene condito con un link, che rimanda all’informazione estesa. Al destinatario la decisione se approfondire o no. Efficace.
- Friendfeed
dal successo più recente, centrato sui contenuti. Aggregatore del flusso di notizie che si leggono che si commentano, di cui si vuole discutere. Offre un’interfaccia privilegiata per il confronto sui temi più svariati. Offre una possibilità nuova di informarsi seguendo un flusso informativo non lineare, ma formato e confezionato dagli utenti seguiti selezionati sulla base di interessi in comune e affinità di altro tipo.
- Tumblr
più vicino al concetto di Lifestreming. Raccoglie le notizie in un formato molto più simile ad un blog: link, note, immagini, video, appunti in un flusso continuo. Una sorta di racconto, che deve essere fruito in silenzio. Uno strumento forse più utile a sè stessi che ai vicini, visto che non viene dato spazio di default ai commenti. Non c’è dialogo.
- Disqu
piattaforma di commenti. Permette di integrare la funzionalità ovunque serva e di raccogliere le discussioni in maniera centralizzata. Esempio: pubblico su Tumblr e permetto agli utenti di discuterne li sotto, ma la discussione in realtà avviene in uno spazio aggregato.
…e come questi ne esistono per ogni media e per ogni gusto in una evoluzione continua che ci vede rimbalzare qui e lì in un valzer2.0






