Leggevo questa mattina un interessante articolo su TechCrunch che inizialmente mi ha confuso le idee, ma poi mi ha illuminato. Valeva la pena riprenderlo nel blog oltre che twittarlo. Presto saremo davvero utenti unici e riconoscibili anche nel web?
Quante volte ci siamo posti il problema della nostra identità in rete? Agli albori la cammuffavamo dietro nickname poco riconoscibili. Poi abbiamo iniziato a farci riconoscere in social networks quali Facebook, ed ora possiamo pubblicare il nostro profilo anche su Google. Questa social evoluzione è ben testimoniata dall’introduzione del Vanity Url da Facebook con un certo clamore, e poi anche da Google.
Poi è arrivato anche il momento dell’OpenId per salvarci dalle mille diverse autenticazioni: Google Facebook Yahoo e Microsoft abbracciano il sistema e oggi talvolta possiamo evitare di creare nuovi credenziali ogni volta che ci iscriviamo ad un servizio. Non sempre, ma sempre di più.
L’evoluzione non si ferma mai e allora la prossima novità è l’impronta digitale (digitale): the WebFinger. Sembra che presto potremo usare la nostra email (gmail in questo caso) come identificativo univoco in rete. E come? Il protocollo WebFinger ci permette di associare meta-informazioni ad essa quali info di profilo, altri servizi utilizzati dal profilo, server di identificazione utente etc.
Potremo gestire la nostra identità a partire dall’indirizzo email. Essere mattia [dot] ballan [at] gmail [dot] com potrà portare con sè informazioni quali il mio vero nome, il mio nickname, il mio indirizzo, il mio account facebook e quello flickr. E chi più ne ha più ne metta. Sarò riconosciuto e riconoscibile e raggiungibile tramite un id univoco (che il caso vuole sia la mia email).
Mica male. Provalo con Blaine Cook, l’autore del sito Webfinger.org. E sperimentalo anche tu.
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l’identità
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chi è?
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identità by gmail