break
Feb 17

web2 Il futuro del Web

Pochi giorni fa si parlava di vera e propria fine di un’era: l’era del web 1.0. Con il tentativo di acquisizione da parte del colosso di Redmond del famoso motore di ricerca yahoo e lo stop allo sviluppo di uno dei primi e più famosi browser per la navigazione Netscape navigator, l’affermazione ha i suoi validi fondamenti.

Se dunque finisce un’era del web, a cosa stiamo tendendo?

Ovviamente stiamo tendendo al web 2.0: ma cosa significa tale affermazione a me poco affine ma tanto in voga per i navigatori della rete?

La definizione di web 2.0 è spesso infarcita dal concetto di interattività: grazie a questo modo di fruire il web ogni singolo utente di passaggio nella rete può essere parte integrante nella costruzione di bit. Pensate solo ai vari format nati con questo nuovo concetto di web: dal blog, forse il più famoso e conosciuto, fino ai vari wiki presenti nella rete di cui wikipedia è capostipite e fratello maggiore. Ma per la definizione di web 2.0 non possiamo nemmeno escludere o dimenticare i vari social network, ovviamente di tutti i tipi: da quello video come Youtube, a quello fotografico come Facebook, da quello deidicato alla pubblicazione di curriculum vitae come Linkdin, a quello dedicato ad una presentazione di se stessi come myspace. I mass media ovviamente gonfiano a loro uso e consumo il fenomeno.

L’anno scorso è stato l’anno dedicato ai mondi virtuali ed in particolare a Second Life, quest’anno le riflessioni si spostano invece sul mondo del mobile, dall’annunciatissimo iphone alla concorrenzialità di smartphone con sistemi operativi fondati su linux, per non parlare del tanto atteso android prodotto da google.

Ma quale sarà il futuro del web?

Mi permetto di dare una semplice opinione alla quale sono giunto durante le varie ore di navigazione in rete. I mondi virtuali sono affascinanti, senza ombra di dubbio: ho dedicato la mia intera tesi di laurea a Second Life vedendo in questo mondo il nuovo modo di fruire il web, il famoso web 3D. Ma hanno ancora un problema: la semplicità di fruizione. I mondi virtuali necessitano di strumentazione hardware fuori dalla portata di tutti i dispositivi, e come se non bastasse, necessitano pure di una connessione di rete stabile e veloce. Tutte prerogative che escludono perlomeno l’Italia da una corretta fruizione e di conseguenza le varie società da una possibilità d’investimento in ciò.

Al contrario i siti web si stanno rifacendo sempre più al concetto di minimal: il blog stesso, a partire dal blog di beppe grillo, per citare un’esempio famoso, è una riconduzione all’essenziale della pagina web. Per non parlare dei vari motori di ricerca: Google si è imposto per la sua pagina minimalista a differenza di altri motori. Ma basta una semplice osservazione durante la navigazione per vedere un tentativo di minimalizzare i fronzoli delle varie pagine web.

Credo che un tale ritorno al minimalismo sia in particolare dovuto all’espansione di dispositivi in grado di fruire delle rete internet grazie alle varie tecnologie disponibili per la navigazione. Dispositivi di varia natura, spesso portatili, che a causa delle loro dimensioni ridotte non possono integrare un’hardware di ultima generazione in quanto a potenzialità. Ecco perchè nella mia opinione vedo il web 2.0 caratterizzato più da un ritorno a impostazioni semplici pur dotate di interattività che tendente ad una fruizione in tre dimensioni. Ma sopratutto questo minimalismo che si sta imponendo non solo per gusto estetico è l’unico modo per tornare all’archetipo concetto di fruizione rete: informazione libera per tutti.

Della serie… decretata la fine di un’epoca non solo si prova nostalgia ma addirittura, pur con le innovazioni tecnologiche, tendiamo ancora alle origini…

Jan 30

google logo Google World

Sembra ieri quando Google era una di quelle piccole realtà innovative che cercavano di ritagliarsi il loro spazio nella rete con inventiva e determinazione. Oggi è una multinazionale con un potere immenso.

Hanno saputo anticipare i tempi, hanno capito prima degli altri come l’informazione sarebbe stata più centrale nella vita di ognuno. Prima di internet la ricerca della conoscenza partiva da enciclopedie e dizionari, da volumi più o meno pesanti che risiedevano nelle librerie delle nostre stanze, ma che non sempre permettevano risposte precise ed esaurienti alle curiosità di turno. Capitava non di rado di dirigersi alla biblioteca più vicina, o più fornita per completare le ricerche.

Per i giovani di oggi invece è ovvio accendere il pc, sempre conneso alla rete, e digitare poche parole chiave per avere di ritorno sullo schermo le informazioni desiderate. Il problema al massimo è un sovraccarico delle stesse che li obbliga ad operazioni di scrematura e sintesi.

Google fu all’avanguardia da subito, un big dell’informazione. Capì all’epoca la potenzialità di internet come magazzino di informazioni e rete di collegamento alle stesse. Iniziò un’opera di indicizzazione per permettere all’utente di usufruire di questo capitale immenso. L’opera non è stata facile fin dal principio, ma oggi ne godiamo i frutti. Rispetto ai concorrenti che affollavano le proprie pagine con servizi diversi e globali, notizie, email l’azienda di Mountain View si distingueva con una pagina semplice e pulita, unica destinazione ricerca nel web.

google10anni fa Google World

Col tempo la fiducia degli utenti è aumentata e la quantità di dati e informazioni accumulate hanno permesso al colosso di studiare e implementare servizi nuovi presentati sempre con la stessa semplicità. Si pensi all’acquisizione di Youtube, allo strumento incredibile che è Google Maps, al Blocco Note e a Docs.

google2 Google World

In questi giorni sto leggendo molti articoli su quotidiani e riviste che parlano di vari progetti innovativi di Google in vari stadi di avanzamento. Ne elenco alcuni:

  • Knol: un servizio a metà strada fra un Wiki e una social network. Si propone come antagonista di Wikipedia e ha già fatto discutere molti per le sue modalità di funzionamento che prevedono molteplici definizioni per la stessa voce, pubblicate da autori diversi. Ciò significa che potrebbero rivelarsi contrastanti tra loro, a seconda del pensiero di ognuno. La cosa mi lascia perplesso, in quanto uno strumento del genere potrà divenire interessante per analizzare la società e le persone, i diversi modi di concepire la realtà e le cose, ma come raccoglitore di nozioni continuerei a preferire Wikipedia dove l’oggettività viene ancora considerata come parametro da inseguire. Al contrario di Wikipedia, Google Knol probabilmente sarà uno strumento che vivrà di pubblicità.
  • Books: avanti di questo passo presto sarà solo un click a separarci dalla lettura delle pagine dei nostri libri preferiti. Lo scopo di Google con questa app è sempre lo stesso: migliorare l’accessibilità alle informazioni. E per farlo sta siglando una serie di accordi con le più grandi università: è notizia recente l’accordo con Oxford University. L’immediatezza e l’utilità dello strumento sono indiscutibili già ora, è possibile sperimentarlo di persona. Per molti libri è disponibile un’anteprima di alcune pagine mentre per i più vecchi, meno commerciabili o non più coperti da copyright, è possibile visualizzare l’intero volume. Sarà così per tutti gli scritti presenti nell biblioteca universitaria ad Oxford per esempio, il cui valore storico sarà, una volta digitalizzati, a disposizione di chiunque. Le altre informazioni disponibili sui volumi sono: recensioni, edizioni e link alle librerie per l’acquisto immediato.
  • Palimpsest: in questo caso Google si rivolge alla comunità di scienziati. Il progetto che dovrebbe partire a breve prevede la disponibilità di oltre 200 terabyte di spazio per coloro che vogliono condividere i risultati delle proprie ricerche, contribuendo alla creazione di un database. Voci dicono che l’interfaccia sarà in stile web2.0, quindi semplice e intuitiva. Google da parte sua dovrebbe mettere a disposizione due grossi archivi di dati: quello di Hubble, le immagini del telescopio spaziale e palinsesto di Archimede, un codice molto prezioso su pergamena del decimo secolo.

Qualcuno si starà ancora domandando “ma cosa ci guadagna Google in tutto questo?”

Dalla pubblicità… Semplice!

Next Entries »